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Uno dei
campi d’indagine scientifica più intriganti è sicuramente quello che si
occupa della nascita della vita sul nostro pianeta e più in generale nel
cosmo. Sembra ormai appurato che non appena si presentino condizioni
adatte al suo insorgere, la vita prenda piede rapidamente. E per
condizioni adatte non si intende necessariamente una sorta di paradiso,
anzi, pare proprio che, almeno sul nostro pianeta, l’evoluzione degli
esseri viventi abbia preso le mosse da un vero e proprio inferno, quello
creatosi nel cosiddetto “ultimo bombardamento pesante” (LHB). Come ben
sappiamo, la Terra iniziò a formarsi circa 4,6 miliardi di anni fa,
grazie all’accumulo di planetesimi sempre più grandi. Via via che
l’intero sistema planetario andava delineandosi, i planetesimi si
diradavano e dopo circa mezzo miliardo di anni i pianeti erano pressoché
formati. Da circa 4,1 a 3,9 miliardi di anni fa gli ultimi grandi
planetesimi in orbite non stabili produssero gli ultimi impatti
devastanti. Proprio a 3,9 miliardi di anni fa viene fatto risalire l’LHB,
un’ondata di impatti durata fra 20 e 200 milioni di anni, e proprio in
quel periodo le prime forme di vita microbica avevano fatto la loro
comparsa.
Finora, ma una cosa non esclude del tutto l’altra, si era ritenuto che
quei devastanti impatti avessero completamente “sterilizzato” la
superficie della Terra, spazzando via ogni forma di vita, la quale però
sarebbe poi riuscita a rinascere per almeno 3 volte. Un recentissimo
studio di Oleg Abramov e Stephen J. Mojzsis (astrobiologi del
Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università del Colorado),
apparso su Nature del 21 maggio scorso, dimostra invece che
l’ultima ondata di impatti può aver creato delle condizioni ideali
all’affermarsi della vita negli strati sub-superficiali e negli ambienti
marini, dove i primi microbi potrebbero non essersi mai estinti dopo la
loro primeva comparsa di circa 4 miliardi di anni fa (e forse anche
più), trovando habitat diversi ma sufficientemente ospitali mano a mano
che l’ambiente veniva modificato dal bombardamento planetesimale.
La vita riuscirebbe dunque a sorgere e/o a sopravvivere anche in
condizioni ambientali terribili, e quindi la sua diffusione
nell’universo sarebbe cosa assai probabile. E in questa direzione va il
pensiero di Mojzsis, che dice: “I nostri nuovi risultati evidenziano
la possibilità che la vita possa essere apparsa all’incirca
contemporaneamente alla formazione dei primi oceani”. Mentre Abramov
conclude sottolineando che quegli stessi risultati: “...sono in linea
con l’opinione scientifica secondo la quale i microbi ipertermofili sono
stati la primissima forma di vita sulla Terra, o quanto meno furono i
superstiti di una biosfera ancora più antica. I risultati supportano
altresì la possibilità di esistenza di altre biosfere microbiche su
altri corpi planetari la cui superficie fu trasformata dal bombardamento
planetesimale, come ad esempio Marte”.
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